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Moneta virtuale: quale trattamento fiscale?

Moneta virtuale bitcoin: qual è il corretto trattamento fiscale? L’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta in materia di trattamento fiscale dei servizi di supporto alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali – denominate “bitcoin” con la risoluzione 72/E del 2 settembre 2016. Ecco qual è stata la risposta del fisco in […] L'articolo Moneta virtuale: quale trattamento fiscale? sembra essere il primo su MLM ZOOM.

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Moneta virtuale bitcoin: qual è il corretto trattamento fiscale?
L’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta in materia di trattamento fiscale dei servizi di supporto alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali – denominate “bitcoin” con la risoluzione 72/E del 2 settembre 2016.

Ecco qual è stata la risposta del fisco in materia di trattamento fiscale IVA, Ires, Irap e adempimenti sostituto d’imposta nel caso dei servizi relativi a monete virtuali bitcoin.

Moneta virtuale bitcoin, trattamento fiscale secondo il contribuente
Nella recente risoluzione 72/E del 2 settembre scorso, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un contribuente chiarendo quale fosse il comportamento più corretto in materia di trattamento fiscale Ires, Irap, IVA e adempimenti sostituto d’imposta per una società operante nel settore dei servizi di moneta virtuale bitocoin.

Ecco la soluzione prospettata dal contribuente in qualità di proponente:

  • ai fini dell’Iva, applicare il regime di esenzione in quanto trattasi di operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera e), della Direttiva 2006/112/CE;
  • ai fini delle imposte dirette, considerare i capital gain ovvero i capital loss realizzati, ricavi e costi dell’attività caratteristica e, pertanto, farli concorrere, unitamente agli altri costi e ricavi conseguiti, alla determinazione del risultato d’esercizio civilistico e della base imponibile Ires ed Irap. Inoltre, nell’ipotesi in cui la Società detenga in proprio bitcoin a fine esercizio, la stessa sarà obbligata a fornirne adeguata informazione in bilancio, tenendo conto del fair value o valore corrente (come per le valute estere tradizionali). In tale ipotesi, gli utili e le perdite su cambi di natura solo valutativa non assumeranno rilevanza fiscale se non al momento del loro effettivo realizzo;
  • non assumere il ruolo di sostituto d’imposta nei confronti della propria clientela e, dunque, non applicare alcuna ritenuta di imposta sulle somme corrisposte ai clienti.Moneta virtuale bitcoin, trattamento fiscale secondo l’Agenzia delle Entrate
    L’Agenzia delle Entrate ha risposto al contribuente punto per punto, sottolineando, in particolare, i seguenti aspetti:
  • in materia di IVA, si fa presente che il caso analizzato dalla Corte di Giustizia europera (simile a quello descritto nell’istanza in esame), ha riguardato un soggetto che svolge l’attività di cessione e acquisto di valuta virtuale (bitcoin) in cambio di valuta “tradizionale”. Il compenso per tale attività è determinato in misura pari al margine che scaturisce dalla differenza (ipotizzando il caso di vendita di bitcoin da parte dell’operatore), da un lato, tra il prezzo che il cliente è disposto a pagare per acquistare una unità di moneta virtuale e, dall’altro, la miglior quotazione del bitcoin stesso disponibile sul mercato.La Corte, al riguardo, stabilisce:
  • in primo luogo, che l’attività di commercializzazione di bitcoin deve essere qualificata quale prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso;
  • le prestazioni in esame, pur riguardando operazioni relative a valute non tradizionali (e cioè diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più Paesi), “costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento”.

Sussistendo tali condizioni, le prestazioni di servizi in esame rientrano nella previsione di esenzione di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2006/112/CE.
Nel procedimento principale, è pacifico che la valuta virtuale «bitcoin» non abbia altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento e che essa sia accettata a tal fine da alcuni operatori.
Conseguentemente, si deve concludere che l’articolo 135, paragrafo 1, lettera e), della direttiva Iva disciplina anche le prestazioni di servizi come quelle oggetto del procedimento principale, che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale «bitcoin» e viceversa, effettuate a fronte del pagamento di una somma corrispondente al margine costituito dalla differenza tra, da una parte, il prezzo al quale l’operatore interessato acquista le valute e, dall’altra, il prezzo al quale le vende ai suoi clienti.
Alla luce di tali principi, si deve ritenere, per quanto concerne il caso illustrato con l’istanza di interpello, che l’attività che la Società intende porre in essere, remunerata attraverso commissioni pari alla differenza tra l’importo corrisposto dal cliente che intende acquistare/vendere bitcoin e la migliore quotazione reperita dalla Società sul mercato, debba essere considerata ai fini Iva quale prestazione di servizi esenti ai sensi dell’articolo 10, primo comma, n. 3), del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;

  • in materia Ires ed Irap, coerentemente all’inquadramento giurisprudenziale europeo, ai fini della tassazione diretta, si ritiene che la Società debba assoggettare ad imposizione i componenti di reddito derivanti dalla attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin, al netto dei relativi costi inerenti a detta attività;
  • in materia di valutazione della moneta virtuale bitcoin che a fine esercizio sono nella disponibilità (a titolo di proprietà) della Società si ritiene che gli stessi debbano essere valutati secondo il cambio in vigore alla data di chiusura dell’esercizio e tale valutazione assume rilievo ai fini fiscali ai sensi dell’articolo 9 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir). Occorre, quindi, far riferimento al valore normale, intendendosi per tale il valore corrispondente alla quotazione degli stessi bitcoin al termine dell’esercizio;
  • per quanto riguarda, infine, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa.
    La Società, pertanto, non è tenuta ad alcun adempimento come sostituto d’imposta.

Fonte: forexinfo.it

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